Riflessioni sul prendersi cura attraverso il cinema.

Il progetto che vi presento riassume un’esperienza di formazione, o per meglio dire di autoformazione, all’interno di un equipe di un Nucleo Alzheimer, svoltasi nel 2007.
Questo progetto è nato dal bisogno di sperimentare un metodo, diverso dalla classica lezione frontale tenuta da un esperto, che permettesse a noi operatori sanitari di mettere in gioco, a scopo formativo, le nostre esperienze, le emozioni e i pensieri riguardo ad un tema specifico del lavoro di cura.
Inoltre,durante questi dieci anni di lavoro nel campo delle demenze, ci siamo resi conto della necessità di acquisire, a fianco della capacità tecnico-scientifica, la capacità di ascoltare le storie delle persone di cui ci prendiamo cura, cogliere e valorizzare i loro significati e agire cogliendo il loro punto di vista.
Per raggiungere questi obiettivi ci serviva uno strumento che fosse accessibile a tutti, che stimolasse alla partecipazione attiva, che coinvolgesse la persona nel suo complesso, ragione ed emozione, che potesse aiutarci ad affinare le capacità interpretative, fondamentali per un approccio globale alla persona.

Il cinema ci è sembrato in grado di rispondere a tutte queste esigenze, innanzitutto per la sua valenza riflessiva, per la possibilità che offre di osservare i comportamenti, le conseguenze di azioni e parole, di immedesimarsi e, allo stesso tempo, di poter avere una distanza emotiva che permette l’analisi dell’esperienza.
Dopo la scelta dello strumento siamo passati al montaggio del progetto attraverso la costituzione di un gruppo con il compito di scegliere il metodo e i film che ci avrebbero condotti alla riflessione sul prendersi cura.

La scelta dei film è stata fatta cercando di costruire un percorso tematico le cui storie portassero in luce i diversi aspetti legati alla cura, facilitata in questo dall’utilizzo del testo di Paolo Cattorini “Bioetica e cinema”, mentre il metodo che abbiamo utilizzato consiste nell’introduzione dell’argomento da parte di un componente del gruppo, nella visione collettiva dell’opera con successiva discussione a caldo, il rimando ad una riflessione scritta facilitata dall’utilizzo di una scheda per l’analisi del film e infine un incontro coordinato da un tutor (Dott. Albino Fascendini) per il confronto sulle riflessioni scritte.

La partecipazione al progetto è stata inizialmente alta, ma verso la metà del percorso si è verificato un forte calo, dovuto in parte a problemi organizzativi e in parte all’ intenso impegno emotivo e psicologico a cui l’esperienza conduceva. Nonostante ciò, le riflessioni prodotte hanno toccato molte e importanti tematiche: la vecchiaia, il rifiuto delle cure, la comunicazione, la corporeità, la sessualità, la relazione, la professione, la violenza, l’accanimento terapeutico, l’eutanasia, l’etica narrativa, l’istituzione e le sue regole, la gestione del dolore e la morte. Con questa esperienza abbiamo avuto la possibilità di fermarci per riflettere insieme su questi importanti temi, favorendo così la crescita professionale ed umana del gruppo.

Vorrei infine leggervi un stralcio da una riflessione sul film “Parla con lei” di Pedro Almodovar:
“Quest’ultimo e coinvolgente film, mi ha lasciato un insieme di sensazioni contrastanti, sulla vita, la morte, l’amore e il prendersi cura dell’altro. Non è difficile per noi operatori della sanità, immedesimarsi in questo infermiere che all’inizio del film pare essere l’esempio perfetto del come prendersi cura dei propri pazienti e di come essi vadano trattati con dignità e rispetto anche se la loro coscienza “sembra” non essere più presente. Ho pensato a quanto il nostro operato può divenire “pericoloso” di fronte a tanta impotenza se gli operatori stessi non sono in grado di rivalutarsi giorno per giorno e soprattutto se non gli è data la possibilità di un confronto aperto e sincero con i colleghi e con l’equipe assistenziale. Mi ha ricordato quanto sia indispensabile avere dei profondo valori morali e un profondo rispetto per le persone che ogni giorno ci troviamo di fronte, che prima di essere pazienti sono state e continuano, a modo loro, ad essere individui unici con una storia, dei valori e delle passioni proprie.
Parla con lei è stato per me un consiglio da seguire e cioè quello di analizzare sempre con criticità i miei gesti di cura e di imparare quindi a riconoscere i miei limiti, senza paura di chiedere aiuto nei momenti di difficoltà”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...