Parla con lei: la comunicazione intima

Questo film ha messo in evidenza la comunicazione e l’incomunicabilità.

Benigno, l’infermiere, nella sua semplicità comunica con la paziente in stato vegetativo, Marco invece non riesce ad instaurare con Lidia un rapporto così intimo, non può parlare con lei, non crede che le sue parole e i suoi gesti servano a qualcosa. Eppure ho visto che le due donne in coma, con il loro silenzio, con la loro guarigione e morte hanno segnato la vita di chi gli era vicino.

Io penso che la comunicazione fra le persone sia qualcosa che va al di là delle parole, credo che tutto sia improntato sull’ascolto, sulla comprensione e compassione, sui gesti e il contatto fisico, sugli sguardi e sorrisi: anche il pianto è comunicazione. E’ tutto questo che dobbiamo tenere presente ogni giorno nell’assistenza alle persone affidate alle nostre cure, ma anche nei rapporti con tutti quelli che incontriamo. Sento che questi aspetti spesso ci sfuggono, abbiamo fretta, molta fretta, non c’è il tempo per osservare più da vicino l’altro, addirittura facciamo fatica a sorridere o a scambiarci il saluto. Forse manca la consapevolezza che nella comunicazione esiste una buona occasione di crescita personale. Comunicare vuol dire mettersi in gioco e sperimentare le nostre capacità di relazionare.

Il contatto fisico è un altro aspetto molto importante nella relazione; attraverso il tocco  trasmettiamo la nostra interiorità, le nostre emozioni e soprattutto nel lavoro di cura rivolto alla persona demente ci rendiamo conto di come certe reazioni siano dovute a come ci avviciniamo alle persone, di come ci muoviamo intorno ad esse, di come usiamo i gesti. Ogni giorno possiamo sperimentare come a volte il toccare una persona, accarezzarla e abbracciarla dolcemente, possa calmare le ansie e le paure. Purtroppo diventando adulti questi semplicissimi gesti, che dovrebbero essere naturali, diventano difficili; il contatto ci fa paura, forse perchè abbiamo paura di farci coinvolgere e di esprimere le nostra intimità.

Chiara operatrice sanitaria di un Nucleo Alzheimer

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2 risposte a “Parla con lei: la comunicazione intima

  1. Ciao Ingmar 69, arieccomi…
    vorrei segnalarti un libro che magari già conosci “Cosa sognano i pesci rossi” di Marco Venturino.
    Ho avuto l’onore di conscerlo ad un seminario di pedagogia narrativa promosso dal nostro ospedale regionale e ci ha illustrato l’ambiente e la vita di un reparto di rianimazione.
    (All’amministratore delegato di una importante azienda viene diagnosticato un tumore in metastasi avanzata. Non si potrebbe operare, ma un chirurgo famoso lo fa lo stesso. Salvo parcheggiare il paziente in terapia intensiva quando l’operazione non riesce. Tra quest’uomo ormai menomato, incapace di comunicare, in attesa della morte, e il medico di terapia intensiva che deve prendersi cura di lui, comincia un rapporto tormentato e umanissimo che l’autore descrive nei dettagli più personali, suddividendo il romanzo in capitoli, uno raccontato in prima persona dal malato, l’altro dal medico. L’autore è direttore di divisione di anestesia e terapia intensiva all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano).
    Il libro l’ho letto di un fiato.
    Bellissimo è stato l’intervento di alcuni infermieri che hanno parlato della loro realtà. Direi molto dura.
    Ciao! Topolino rosso

  2. Ma senti! C’è gente che è stata veramente nella condizione di malato nella terapia intensiva. Più che la fantasia dei “pesci rossi”, proviamo a far parlare questo malato, per capire la sua condizione vissuta. E proviamo ad “ascoltare” e dargli retta e seguito di comportamento. Come al solito, penso che la realtà non piace, meglio le …favole. Cia

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