Alzheimer e depressione: in una poesia tutto un mondo

“Signore non so più leggerti, trovarti nel Vangelo.

Riesco solo a sentirti nella preghiera di poche parole:”Gloria al padre al Figlio allo Spirito Santo…..”

Ancora depressione forte, tremenda, violenta. Sono sconnessa e persa. Non sono più nessuno, non sono più niente. Faccio fatica a pensare, a fare, a ricordare….

non so più niente. Mi sento finita: non ho programmazioni nei miei pensieri.

e’ come se fossi una “morta”. non mi racconto niente e non mi conforto, non mi stupisco piu’ per niente…Signore non lasciarmi vivere così!”

C.M. 10 Novembre 1995

Questa poesia è stata scritta da una persona affetta da demenza all’esordio della malattia ed ora ricoverata presso il nostro reparto. Una donna che ha vissuto per l’insegnamento, l’amore per Dio e che amava contemplare la natura nella solitudine. In questa lirica l’unica ancora di salvataggio  sembra essere quella della “religiosità”, che la porta ad esprimere, attraverso un grido d’aiuto, la sua disperazione.

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Una risposta a “Alzheimer e depressione: in una poesia tutto un mondo

  1. Leggendo questa poesia penso a questa nostra dolcissima ospite che nonostante la malattia ha ancora molto da dare e da insegnare. Se ci soffermiamo anche solo un pochino vicino a lei, il suo sguardo si accende le sue parole e i suoi gesti diventano tenerezze, è un vero peccato lasciarci sfuggire tutto questo.
    A proposito di poesia vorrei scriverne una che ho letto molto tempo fa ma che mi è rimasta nel cuore, eccola qui

    SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO INTELLIGENTE,
    SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO SANO,
    SE UNO MI AMA PERCHE’ SONO BUONO,
    AMA PROPRIO ME?
    NO, PERCHE’ POTREI PERDERE L’INTELLIGENZA,
    LA SALUTE, DIVENTARE ANCHE CATTIVO,
    MA ESSERE ANCORA IO,
    MALGRADO TUTTO

    B. PASCAL

    Mi sembra che qui ci sia molto da riflettere, nel nostro delicato lavoro di cura dovremmo sempre considerare la persona nella sua parte piu’ intima e non considerarla per i suoi disturbi comportamantali che spesso sono causati da un approccio sbagliato e dal nostro giudizio.
    Ci sarebbe molto da discutere su questo argomento spero di poterlo fare con voi.
    Chiara

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