Un cane come fonte di terapia.

Un cane a volte può fare miracoli. Può sembrare sciocco, ma l’affetto e la delicatezza di un animale domestico possono rasserenare un soggetto colpito da demenza.

Durante l’esperienza con un paziente affetto dal morbo di PIK, ho potuto constatare di persona quanto è importante la presenza di un cane.

Chiamerò, per ragioni di privacy, il protagonista di questa storia quasi surreale Nicola, un ospite che da qualche anno alloggia nel Nucleo Alzheimer  dove ho prestato servizio per alcuni mesi.

Mi è stato presentato un pomeriggio di primavera da un amico, Luca.

L’incontro fu piuttosto insolito, poiché Nicola era abituato a trascorrere intere giornate in solitudine, chiuso tra le quattro mura di camera sua. Schivo e introverso, evitava ogni tipo di approccio e contatto. Rimasto solo in sua compagnia, dovevo escogitare un piano per invitarlo ad uscire con me. Non fu di certo semplice, mi trovavo di fronte una persona assai caparbia, una specie di animale indomabile. Ma la mia cocciutaggine e l’innata pazienza che mi contraddistinguono, prevalsero su di lui.

Da quel giorno i nostri appuntamenti divennero frequenti, e col passare del tempo un po’ monotoni.

È davvero difficile, ma non improbabile, architettare qualcosa di nuovo da condividere con una persona affetta da demenza. Solo chi possiede una fervida immaginazione è in grado di comprendere quanto sia vasto e avvincente l’universo irrazionale di queste persone, basta volerlo.

Decisi quindi di presentare Luna, la mia cagnolina di purissima razza meticcia a  Nicola di sicuro diverranno buoni amici, pensai. Non mi sbagliavo, Luna fu davvero un rimedio infallibile. Nicola, come per magia aveva ritrovato tutta la serenità e la voglia di vivere di un tempo. Poche settimane dopo, visti i notevoli cambiamenti del nostro protagonista, scrissi una lettera ad una sua affezionata parente per informarla delle rilevanti evoluzioni di suo nipote.

La lettera che segue, racchiude la mia breve avventura con un paziente dalle mille risorse e dalla formidabile e inestimabile sensibilità, simile a quella di un piccolo animale domestico da cui possiamo imparare il vero significato d’amicizia.

Nicola e Luna un’accoppiata avvincente

Gentile Signora M.,

Ancora non abbiamo avuto occasione di incontrarci, tuttavia le scrivo per comunicarle i grandi progressi di Nicola.

Mi chiamo Ivan. Da qualche settimana, dedico il mio tempo a suo nipote, portandolo, per ora, a spasso per la struttura. Le confesso che, in principio, non è stato facile approcciarmi con lui. Tutto mi sembrava difficile, il suo sguardo intenso e diretto, severo e vigile e quel religioso silenzio m’inquietavano parecchio, ma un po’ alla volta, sono riuscito a introdurmi nel suo mondo fantastico.

Ho intrapreso questo viaggio lunedì 22 Maggio.

Entrando nella stanza, ho incontrato il suo viso, cupo, quasi triste e subito ho pensato che, probabilmente, non sarei mai riuscito a domare l’uomo che mi stava di fronte.

Ci siamo diretti al bar della struttura, dove abbiamo preso un caffè. Seduti al tavolino, scrutavo Nicola. Aveva l’aria di un uomo distinto, raffinato e al tempo stesso, di un bambino curioso. Osservava con discrezione ogni cosa che lo circondava; i gesti della barista, l’arredamento scarno del locale e la gente intorno a noi. Inaspettatamente, quello sguardo inflessibile sé addolcito come per magia, lasciando il posto a un’aria gioiosa ed amabile. Mentre sorseggiava il caffè, prestava attenzione ai discorsi della gente, e si comportava con noncuranza davanti agli apprezzamenti della barista, ma dietro a quel fare burbero nascondeva un’impareggiabile dolcezza che pochi conoscono.

Passeggiando per i viali alberati, è riuscito di nuovo a sorprendermi. Improvvisamente si è soffermato davanti ad un albero. Lo ha esaminato con intenso interesse e forte trasporto, proprio come avrebbe fatto un bambino di pochi anni, che con occhi avidi e golosi contempla con ponderatezza, una vetrina di dolciumi e si lascia trasportare da un vigoroso piacere. Indicandomi quell’albero, dai frutti ancora acerbi, ha esclamato “Ombre!”, non ho afferrato il significato di quella parola, ma ho percepito che ne era attratto, come un forte richiamo.

Mercoledì, 24 Maggio ho presentato Luna, la mia cagnolina di pura razza meticcia, a Nicola. È bastato un languido sguardo, per far sbocciare una profonda ed entusiasmante simpatia tra loro. Se Luna potesse parlare, con voce soave gli sussurrerebbe:

“Non ho parole, per esprimere la mia vistosa e profonda eccitazione che provo uscendo con te. Potrei parlarti per ore ed ore, senza dirti niente, ma noi cani non abbiamo proprietà di parola. Posso scodinzolare, per manifestare tutta la mia gratitudine che ho nei tuoi confronti. Per renderti felice basta poco, qualche lusinghe moine, con garbo e prudenza, sfiorarti con la lingua la tua mano stanca. In cambio, non desidero altro, solo un po’ d’affetto e qualche carezza. Per questo ti sono riconoscente”.

Tra loro è nata una solida intesa, è come se si conoscessero da sempre, intimamente. Insieme formano una strana coppia, passeggiano cercando di orientarsi tra aiuole fiorite e parcheggi colmi di auto in sosta che contrastano brutalmente con i giardini da cui spuntano piccole margherite bianche. Li seguo da vicino senza interferire e sorrido, ogni volta che  Nicola coccola ed accarezza il lungo manto nero corvino di Luna. In pochi giorni suo nipote ha fatto notevoli evoluzioni, grazie ad una cagnolina affettuosa ed adorabile, Luna.

Mi reco da lui tre volte la settimana, lunedì, mercoledì, venerdì e trascorro un’ora di intense emozioni in sua compagnia. Ogni volta Nicola, mi attende impaziente in camera sua, o seduto in salotto in compagnia di altri ospiti. Fa l’indifferente quando mi vede arrivare, ma nel momento in cui Luna, gli corre incontro goffamente, dimenando la coda con sinuosità, sorride e le porge una carezza sul capo. A quel punto è pronto per uscire ed affrontare nuove avventure.

In attesa di ricevere sue gradite notizie le porgo i miei più sentiti saluti.

Ivan.

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